Ma'

Ma’
Mamma, ho paura.
Dove ho lasciato quei pezzi di me, eh ma’?
Vivendo mi sono perso, piano piano.
Come se in una lunga passeggiata avessi ceduto parti di me. Quando ho inseguito luoghi che non mi appartenevano; quando non mi sono arrabbiato; quando non ho seguito i miei turbamenti.
Tutte le volte che mi sono travestito. Quante volte mi sono travestito, ma’. Sì, lo so, mi travesto ancora.
Forse per questo, come dice la dottoressa, ogni tanto il cuore mi batte forte forte e muoio di paura. Perché sento troppo e allora sento pure la mia morte. Ho 50 anni e non sono esattamente dove sarei dovuto stare, anzi dove sarei potuto stare.
Questo non vuol dire che non ami ciò che faccio o che le mie risate non siano autentiche. Semplicemente, mamma, significa che non sono adiacente a me stesso. E allora mi viene su la paura che chiunque possa farmi danno e non mi resta che appellarmi alla bontà degli altri, suscitarne la pietà, nella speranza appunto che non mi uccidano.
Tanto, se ci si traveste che importa la veste che si indossa: è “solo” un abito, un vezzo, un pezzo di stoffa. Ad altro non serve che a coprire. In realtà ha un fine preciso.
E allora va bene la maschera dell’uomo “buono”, “innocuo”.
Come se esistessero esseri umani innocui.
Che poi, mi chiedo: se mi uccidessero davvero, chi ammazzerebbero? la bella o forse brutta copia di me? E cosa ne deriverebbe? chi nascerebbe? forse io. E nel frattempo mi uccido ogni giorno un po’ di più. Come ho fatto fin da bambino.
Che cos’è questa mamma? Una lettera o un testamento? A te che sei già morta, da me che sono vivo ma ho paura. Anche di vivere. Forse è una richiesta di aiuto.
O forse è la mia maniera di essere vivo: nascosto dietro le parole.





