Acchiappasogni

La stanza non la riconosco ma c’è una bambina, la finestra si apre, piove poi nevica e mi ritrovo in auto, sola, la strada diventa acqua, anzi, fiume in piena. Vedo una donna, nuota tranquilla, io invece ho paura, paura di far del male a qualcuno, stringo il volante, c’è una discesa, due signori mi guardano, lei severa, lui assente, prendo velocità, i freni nell’acqua non funzionano e finalmente, prima dello schianto, mi sveglio.
Da dove vengono queste immagini?
Scrivo tutto.
Sono sette mesi che annoto i miei sogni e una persona mi aiuta a interpretarli.
Alcuni sogni hanno il potere di mostrarci una situazione interiore che non vogliamo riconoscere.
“Che succede se ti lasci andare?
Chi sei senza controllo?
Chi temi di deludere?
Cosa temi di perdere?”
Queste sono le domande emerse dal racconto di uno dei miei primi sogni.
Spesso esiste una tensione tra libertà e colpa, tra una parte di noi che vuole vivere in modo autentico e un’altra parte che associa quella stessa libertà al rischio di ferire, di deludere. Al rischio di perdere amore, al rischio di perdere protezione.
Chi saresti se non dovessi più compiacere nessuno?
Le persone alla ricerca di amore e protezione sono spesso sorridenti ma esauste, perfette e performanti, brave e disponibili ma ne avverti subito la fatica, la rincorsa a un qualcosa che non arriva mai.
Perché gli altri si comportano con noi per come sono, non per come meritiamo, non sempre.
Le persone che hanno imparato a darsi amore e protezione sono più semplici, disinvolte, trasudano forza, non hanno bisogno di farsi contenere ma mettono confini, hanno vissuto tante vite e nei loro sbagli le riconosci, c’è una traccia di verità. Non si affannano, non illudono e non temono di deludere, viaggiano leggere.
Se ci penso, quando più sembrava che non mi mancasse nulla, mi mancava tutto, era tutto molto coperto, sotterrato, in una vita vissuta per gli altri e non per me.
Poi “finalmente” arriva qualcosa o qualcuno che ti fa esplodere il dolore che portavi dentro e quando conosciamo il nostro dolore, quando lo guardiamo, inizia a defluire e piano piano se ne va.
Riemerge ancora la ragazzina che sono stata, un po’ rotta, ferita e che sapeva ferire, inquieta ma autentica. E da lì si ricomincia.
Si ricomincia accettando il senso di colpa di tradire le idee degli altri (di mamma e papà?) per diventare ciò che sei. Jung lo chiama processo di individuazione.
La tensione tra libertà e colpa non la risolvi eliminando una delle due parti, ma solo costruendo un modo di vivere sempre più autentico senza doverti punire per questo.
Dalla paura di ferire vivendo senza freni alla donna che nuota tranquilla.
Diventa ciò che sei.
E ti riconosci, non ti devi più conquistare tutto l’amore che ti è mancato ma vivi nell’amore, parli, respiri, osservi, ascolti, senti e cammini con amore.
Diventa stato di coscienza.
Vivere con amore, senza doverselo faticare.
Alcuni si avvicineranno, altri si allontaneranno ma proverai un brividino sulla pelle quando affermerai:
“Questa sono io”
“Questo sono io”
E tu? Quanto hai vissuto per gli altri?
Laura.💗







