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Tramonto

Tramonto a Corfu


La mia estate ha avuto il sapore di un tramonto, di un passaggio.

Ora sono qui, nel mezzo, sospesa tra ciò che è stato e ciò che ancora non so, nell’attesa delle prime luci dell’alba.

Avevo programmato tutto, mai come quest’anno, poi la vita ha fatto uno strano giro e ci ha riportati tutti lì, sotto lo stesso tetto, nella stessa isola, come tanti anni fa. Io e mia sorella nella nostra stanza, i miei genitori nella loro. Ancora una volta, noi quattro, ognuno al proprio posto, con i nostri dolori conosciuti e mai confessati.

Tutta la nostra storia era lì che si lasciava osservare, ma, questa volta, con occhi nuovi, da adulta.

Con la paura di perdere chi amiamo o, ancora di più, con il dubbio di non esserci mai capiti e di non avere più tempo.

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La famiglia non sempre è un rifugio perfetto, al contrario, è spesso il luogo in cui nascono le nostre ferite più profonde. È spesso il luogo in cui l’amore può convivere con la rabbia, la vicinanza con la distanza, il desiderio di essere accolti con la paura di essere di nuovo abbandonati.

Essere abbandonati significa spesso crescere senza sentirsi scelti, crescere senza avere la certezza di essere importanti o di essere al sicuro e da questa mancanza può nascere una domanda che ci accompagna tutta la vita:

sono abbastanza per essere amato?

Se solo avessi capito prima che improvvise attenzioni e il loro ritirarsi non arrivavano per colpa o per merito.

Poco o nulla dipendeva da me.

Troppo a lungo ho rincorso l’imprevedibile.

E invece ci dobbiamo fare tutto il percorso fino a sentire che nella vita possiamo amare ed essere amati senza fatica, fino a trasformare un senso di solitudine in libertà.

Tutti i genitori sono, o sono stati, prima figli.

L’anima cresce attraverso l’esperienza e ognuno di noi può solo navigare a vista, con la propria storia, con il proprio punto di evoluzione, osserviamo le intenzioni.

La famiglia è il primo luogo in cui impariamo cosa significa sentirsi visti, scelti o esclusi e quelle tracce, quelle emozioni, restano anche quando cambiano i contesti, influenzano il modo in cui amiamo o ci leghiamo, il modo in cui ci difendiamo o interpretiamo la realtà, influenzano le nostre aspettative inconsce verso l’altro.

La sorellanza, allora, ci riporta alla realtà e diventa per me qualcosa di più complesso della semplice affinità. È una forma di appartenenza. Il legame che abita la parte più profonda di me. Due sorelle possono ferirsi o non capirsi, ma continuano riconoscersi l’una nell’altra. Condividono ciò che hanno ricevuto e ciò che è mancato. Sono due versioni della stessa storia.

L’amicizia, poi, diventa terreno di trasformazione, riparazione e restituzione del mondo caldo che cercavi. Spesso per amarci dobbiamo prima fidarci di qualcuno che ci ama.

Nulla è casuale, Il percorso lo dobbiamo fare tutto fino a sentire che siamo esseri eterni che fanno esperienza per acquisire la consapevolezza che siamo molto più di ciò che immaginiamo.

La mia estate è stata strana, come quella di molti. Ho avuto la stessa sensazione di quando completi un grande pezzo di puzzle e senti il bisogno di fermarti, fare un passo indietro e guardare l’insieme, per capire l’immagine che si sta creando. Per “vedere”, per sentire cosa manca e, soprattutto, da dove ricominciare.

La mia estate mi ha richiesto presenza, forza, lucidità, io volevo solo farmi una vacanza ma va bene, mai rilassarsi troppo!.

Il percorso migliore per la nostra evoluzione è sempre tutto ciò che ci accade 💗

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